Paperback writer

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Paperback writer - paperback writer

Dear Sir or Madam,
will you read my book?
It took me years to write,
will you take a look?
It's based on a novel by a man
named Lear
And I need a job, so I want to be a paperback writer,
Paperback writer.

It's the dirty story of a dirty man
And his clinging wife
doesn't understand.
His son is working for the Daily Mail,
It's a steady job but he wants to be a paperback writer,
Paperback writer.

Paperback writer

It's a thousand pages,
give or take a few,
I'll be writing more in a week or two.
I can make it longer
if you like the style,
I can change it round and I want to be a paperback writer,
Paperback writer.

If you really like it
you can have the rights,
It could make a million
for you overnight.
If you must return it,
you can send it here
But I need a break and I want to be a paperback writer,
Paperback writer.

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venerdì, 29 aprile 2005

Locandina del Film La Febbre

La febbre

D'Alatri sprona l'Italia contro la mediocrità, con una commedia sui sentimenti e un ottimo Fabio Volo

 

Mario Bettini (Fabio Volo) geometra trentenne a Cremona con fervore. Il cassetto dei sogni è vuoto: con gli amici si impegna attivamente per aprire un locale. Ma arriva dal Comune una lettera d'assunzione: Mario accetta e si trova nell'impasse della burocrazia. L'entusiasmo è risucchiato negli ingranaggi farraginosi dell'amministrazione del quieto vivere: si respira solo per amore, quello di Linda (Valeria Solarino), amante poetica e prosaica cubista. Linda parte per l'America, Mario si scontra con la madre (Gisella Burinato) e se ne va di casa. Con l'amico Bicio ricicla rottami per creare oggetti di design e arredare il locale. Il lavoro presso l'ufficio tecnico è sempre più svilente: che fare? Coniugando la denuncia dell'immobilismo socio-politico del Paese alla riflessione sulla potenza dei sentimenti, D'Alatri traduce in immagini l'appello di Ciampi - durante un incontro al Quirinale con i candidati ai David di Donatello - a coltivare le proprie potenzialità con coraggio e fantasia. Sulla scia emotiva di quell'invito, il regista romano ha iniziato a pensare a La febbre scrivendo poi la sceneggiatura con Domenico Starnone e Gennaro Nunziante. Il risultato è un film che utilizza il côté intimistico della storia d'amore tra Mario e Linda per aprire uno squarcio di luce su un'Italia sempre più incline a sacrificare le aspirazioni individuali in ossequio a una mediocrità professionale senza futuro: "Col tempo - afferma D'Alatri - ci siamo trasformati in un popolo di ragionieri e nel nome del 'tengo famiglia' ci siamo congelati, mandiamo giù tanti rospi, facciamo finta di niente e che tutto vada bene, mentre è un altro l'atteggiamento che dovremmo avere". Quello de La febbre è un imperativo morale categorico: l'Italia va salvata, ora o mai più. Partendo dal basso, rifiutando la logica dell'acquiescenza senza temere la caduta e l'errore. Quale approdo? Un casale di campagna ristrutturato dove custodire i frutti dell'amore e del lavoro. Se Casomai denunciava la programmatica reversibilità di ogni scelta, La febbre stigmatizza l'assenza di scelte esistenziali: l'Italia ha da destarsi.

Federico Pontiggia

 

 

Edito da Sandro Di Domenico © per il web alle 13:09 | link | commenti
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lunedì, 25 aprile 2005

25 Aprile 2005

60° anniversario della Liberazione

" per non dimenticare... " 

Il Comando Generale del Corpo Volontari della Libertà

La sfilata della Liberazione a Milano (5 maggio 1945) guidata dal Comando Generale del Corpo Volontari della Libertà. Fu l'atto simbolicamente conclusivo della Resistenza italiana al nazifascismo (in effetti la lotta armata si protrasse in numerose località, specie del Nord-Est, sino ai primi giorni del maggio 1945) e delle insurrezioni popolari che, sostenute dalle formazioni militari di partigiani e patrioti, consentirono la liberazione delle grandi città del Nord Italia prima dell'arrivo dell'esercito anglo-americano. Esse si svilupparono attorno al 25 aprile, data che da allora venne dedicata alla Liberazione.

Edito da Sandro Di Domenico © per il web alle 20:25 | link | commenti (2)
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venerdì, 22 aprile 2005

Silvio è in crisi........

Edito da Sandro Di Domenico © per il web alle 17:24 | link | commenti (1)
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lunedì, 18 aprile 2005

Il 12 e 13 Giugno: 4 referendum, 4 SI
Margherita Hack: "Uniti a favore del sì, contro una legge iniqua e medievale"

«Invito tutti i cittadini, e soprattutto le donne, a ricordare l´appuntamento dei referendum sulla fecondazione assistita, referendum contro una legge iniqua e medievale». Le parole sono dell´astrofisica Margherita Hack, tra le figure più importanti del panorama scientifico italiano e internazionale. La Hack, da pochi giorni consigliere regionale in Lombardia (Pdci), si era già impegnata attivamente nel periodo della raccolta firme a favore dei referendum e torna all´attacco contro la legge 40: «Si tratta di una legge antiscientifica, perché impedisce la ricerca sulle cellule staminali embrionali che potrebbero guarire enormi malattie, e di una legge liberticida, perché incide sulla libertà più intima dei cittadini, in particolare delle donne. Inoltre, non si può imporre la morale cattolica a tutti i credenti e non credenti. Per questo, va assolutamente cancellata». La Hack commenta, inoltre, lo slittamento dell´appuntamento referendario al 12 giugno, ultima domenica utile per il voto: «Un modo di fare subdolo. È evidente che cercano di non far raggiungere il quorum». E a chi sostiene che bisogna boicottare i referendum perché chiamano la gente comune a esprimersi su materie troppo complicate, l´astrofisica replica duramente: «Ma figuriamoci! È una cosa talmente ovvia, invece. Qui si parla della salute e della libertà di avere figli. Mi pare sia una cosa che tocca la gente da vicino, nel suo intimo, e mi pare che chiunque la possa capire». Infine, un appello a tutti gli uomini e le donne di scienza a sostenere la causa del comitato per il sì ai referendum: «Penso che sia doveroso appoggiare il comitato. Io l´ho fatto fin dall´inizio. È nostro dovere contrastare una legge che va contro la scienza e la libertà».

Edito da Sandro Di Domenico © per il web alle 20:14 | link | commenti
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sabato, 16 aprile 2005

"Qualcuno era comunista"

di Giorgio Gaber

Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.

Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà. ... la mamma no.

Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il paradiso terrestre.

Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.

Qualcuno era comunista perché aveva avuto una educazione troppo cattolica.

Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche... lo esigevano tutti.

Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.

Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.

Qualcuno era comunista perché prima… prima…prima… era fascista.

Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano, ma lontano.

Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.

Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona.

Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo.

Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.

Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.

Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.

Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio.

Qualcuno era comunista perché voleva l’aumento di stipendio.

Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente.

Qualcuno era comunista perché la borghesia, il proletariato, la lotta di classe...

Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.

Qualcuno era comunista perché guardava solo RAI TRE.

Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.

Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto.

Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.

Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il materialismo dialettico per il Vangelo secondo Lenin.

Qualcuno era comunista perché era convinto di avere dietro di sé la classe operaia.

Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.

Qualcuno era comunista perché c’era il grande partito comunista.

Qualcuno era comunista malgrado ci fosse il grande partito comunista.

Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio.

Qualcuno era comunista perché abbiamo avuto il peggior partito socialista d’Europa.

Qualcuno era comunista perché lo Stato peggio che da noi, solo in Uganda.

Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant’anni di governi democristiani incapaci e mafiosi.

Qualcuno era comunista perché Piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica eccetera, eccetera, eccetera...

Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista.

Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia.

Qualcuno credeva di essere comunista, e forse era qualcos’altro.

Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.

Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.

Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo. Perché sentiva la necessità di una morale diversa. Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno; era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.

Sì, qualcuno era comunista perché, con accanto questo slancio, ognuno era come... più di sé stesso. Era come... due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.

No. Niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare... come dei gabbiani ipotetici.

E ora? Anche ora ci si sente come in due. Da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana

e dall’altra il gabbiano senza più neanche l’intenzione del volo perché ormai il sogno si è rattrappito.

Due miserie in un corpo solo.

Edito da Sandro Di Domenico © per il web alle 16:11 | link | commenti (2)
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