
Dopo attente analisi e scrupolosi studi un gruppo di ricercatori è riuscito a stabilire con certezza qual è la nazionalità della patata: «È senza ombra di dubbio venezuelana».

Ma gli scettici restano allineati con la classica scuola di pensiero che ha da sempre considerato il tubero "internazionale", eccioè di non meglio precisate origini e comparso negli stessi modi e tempi in tutto il mondo.
Edito da Sandro
Di Domenico © per il web alle 17:25 |
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scienza e tecnologia
«Il problema più grosso per i filosofi è che devono umanizzare il loro linguaggio, renderlo più accessibile, così i pensieri si illuminano meglio, sono ancora più interessanti. Credo stiano imparando. La chiave è la semplicità.
Scrivendo bisogna scivolare via. Le parole magari saranno monche e smozzicate, ma se scivolano via, allora c’è un piacere che rischiara tutto quanto. La scrittura accurata è una scrittura mortale. Credo che Sherwood Anderson sia stato fra i più bravi a giocare con le parole come fossero pietre, o pezzi di roba da mangiare. Lui DIPINGEVA le parole sulla carta. Ed erano così semplici che si sentivano flussi di luce, porte che si aprivano, pareti che luccicavano. Si vedevano tappeti, scarpe e dita. Lui aveva le parole. Delizioso. Eppure, erano anche come proiettili. Sapevano buttarti giù. Sherwood Anderson sapeva qualcosa, aveva l’istinto. Hemingway ce la metteva tutta. Nella sua scrittura si sente la fatica. Erano blocchi massicci messi insieme. Anderson sapeva ridere mentre ti diceva qualcosa di serio. Hemingway non sapeva ridere. Uno che scrive alzandosi alle sei del mattino non può avere alcun senso dell’umorismo. Vuole sconfiggere qualche cosa».
Charles Bukowski
Edito da Sandro
Di Domenico © per il web alle 12:29 |
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citazioni
Anoressica a prima vista. Per i partecipanti a un congresso di medicina estetica lo era di sicuro
Barbie. Perciò alla soglia dei cinquant’anni la “bambola” bionda (classe ’59) è stata pesata e… come si suol dire trovata mancante.
Dividendone il peso per il quadrato dell’altezza il valore ottenuto è stato 13,5, ben lontano dall’usuale forchetta tra il 18 e il 25 che si ottiene considerando i numeri di una ragazza in salute.
Insomma, non proprio un modello ideale per le piccole donne di ieri, oggi e domani.
Ps
In edicola questa settimana Easy Rider (Usa ’69 directed by Dennis Hopper). Moto scomodissime, sballi ravvicinati del terzo tipo e l’America bigotta contro quella dei favolosi Sixties. Il tutto grazie a una produzione a maglia larga e raccapezzata per poche migliaia di dollari. Dennis Hopper, Jack Nicholson, ma soprattutto un memorabilissimo Peter Fonda. ’68 e dintorni, dopo The Graduate colpisce ancora.
In libreria Parliamone, Charlie Brown, i rapporti umani descritti in strisce da Schulz e poi illustrate dal tale dott Twerski, psichiatra. Ed. Mondadori, 8,40 €.
Edito da Sandro
Di Domenico © per il web alle 23:42 |
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costume e societÃ
Dopo 55 minuti...
7-6

Dopo altri 5 minuti...
0-1
C. negli spogliatoi: «Abbiamo pareggiato!»

Ci sarebbe la notizia del nonnetto sugli ottant’anni che bastona un borseggiatore sull’autobus a Napoli, e ne favorisce l’arresto, o quella del vincitore di un 13 al vecchio Totocalcio che è riuscito dopo anni a dimostrare con una schedina mezza strappata (risalendo da lì a giorno, ora, minuto e secondo della giocata) d’esser stato lui, il giocatore della colonna buona andata tuttavia persa.
Si potrebbe scrivere di Alemanno ministro alle Politiche Agricole citato da Tanzi nelle indagini su Parmalat come beneficiario (in realtà lo era la corrente di An che fa capo a lui e Storace, Destra Sociale) di un bel po’ di quattrini che l’ex patron parmigiano dichiara fossero stati versati in introiti pubblicitari a un giornale di partito per favorire la certificazione del prodotto Frescoblù.
I socialisti fan molta pena e li taglio per non sparare sulla croce rossa così come l’imitatore di Buffon a MaiDireLunedì di questa settimana lascia in pace l’Abbiati in vena di papere che lo sostituisce.

E tralascerò il file
Cofferati, già ripreso due
Rewind fa, e quello del
Ciagate di cui pure si è scritto: in tivvù non riescono neppure a pronunciare il nome di questo procuratore…
Fìzgerald. Non è difficile e sta per far impazzire
Bush, mica roba da niente. Magari a informarsi chi sia, prima di parlarne, giornalisti di La7…
Mi fermo sulla tivvù perché non ho accennato nei giorni scorsi a Celentano. Spero di non scrivervi mai delle cose che fan troppo chiasso, se cado nella tentazione, ditemelo, ramazzatemi. In questo caso approfitto del polverone per ricordare a tutta l’Italia che sembra respirare quando vede trasmissioni del genere che Blob non l’hanno mai chiuso durante tutti questi anni: dura venti minuti, ma moltiplicato per 6 giorni alla settimana almeno vi evita le crisi di astinenza (mannaggia a CheTempoCheFa che riparte e ne taglierà qualche pezzo e per fortuna invece che quando il sabato Blob chiude prima c’è La Superstoria, un Blob al quadrato e più accessibile).
Mi soffermo di più sulle immagini perché mi perseguitano come mi perseguita la coscienza per aver scritto del
rivoluzionario Follini che in conferenza stampa umilia il premier e non aver raccontato come in due settimane
Berlusconi sia riuscito in veste di fac totum a serrare le fila della
Cdl, a proporre e spingere l’acceleratore, sotto gli occhi dell’inerme maggioranza degli italiani, su leggi non certo in cima alle urgenze del Paese.

A cosa serve il ritorno al proporzionale visto il referendum popolare con cui si è passati al maggioritario? A cosa la devolution? Be’, tra l’altro a umiliare proprio la linea politica di Follini che è di conseguenza (istantaneamente) diventato ex segretario dell’Udc, partito alleato, cioè chi aveva vagamente minacciato la piramide rovesciata di potere (con Arcore unico vertice) che dagli anni Settanta a oggi ha costruito e fortificato il Cavaliere.
E uscito di scena Follini, con l’unico uomo politico capace di porre con chiarezza il problema della leadership del centrodestra all’attenzione di colleghi ed elettori, è uscita di scena anche la proposta di adoperare pure nel Polo le Primarie, per la scelta del candidato alle elezioni del 2006.
Ma altre immagini creano in me un turbamento inspiegabile e portano nelle rispettive didascalie
un solo nome. Mai le fotografie di una vittima mi sono sembrate così vicine, familiari, forse i colori, gli studi neppure assaggiati, la somiglianza con persone conosciute. La vitalità illusoria (per uno
spectatore lontano) che alberga negli scatti mai uguali proposti dai giornali, sorride ancora, per un attimo, un
punctum che punge sempre.
E la morte, rumore della vita, dietro ogni maschera.
Edito da Sandro
Di Domenico © per il web alle 21:50 |
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politica, cronaca
Scusi, prooonto, ristorante La Peentola?!
Sì, vorrei prenotaare un tavolo...
Siamo in cinque: quattro normaali più uno della Lega, sì.
Sa com’è…
Paola “Prestigiacomo” Cortellesi
Io vorrei insomma che la mia immagine, mobile, sballottata secondo le situazioni, le epoche, fra migliaia di foto mutevoli, coincidesse sempre col mio "io" ma è il contrario che bisogna dire: sono "io" che non coincido mai con la mia immagine; infatti è l'immagine che è pesante, immobile, tenace (ecco perché la società vi si appoggia), e sono io che sono leggero, diviso, disperso e che, come un diavoletto di Cartesio, non sto mai fermo, mi agito dentro la mia buretta: ah, se la Fotografia potesse almeno darmi un corpo neutro, anatomico, un corpo che non significasse niente!
Roland Barthes, La camera chiara (1980)

Edito da Sandro
Di Domenico © per il web alle 23:54 |
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