Armando Cossutta,
tra i fondatori del Partito dei Comunisti Italiani
si dice disposto ad accantonare la falce e il martello,
storico simbolo del comunismo e dei Partiti Comunisti di tutto il mondo
per propiziare la nascita della Lista Arcobaleno.
Iin alleanza con i Verdi e in vista delle elezioni di aprile col nuovo proporzionale.

?!Quest'uomo è un rivoluzionario?!
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Di Domenico © per il web alle 23:28 |
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politica

Squisiti amici
Alla fine i due giovani fratelli russi Serghei e Igor Zimbocic, ultimi ad aver visto in vita Mikhail Sheremet, hanno confessato. Ubriachi, avevano soffocato l’amico e una volta macellato ne avevano cucinato cuore e fegato. Su consiglio della madre fritti in padella con contorno di patate.
10 paia di scarpe da neve
B. A. M. è stata arrestata ieri a Livorno. Era rientrata in settimana a Fiumicino da Santo Domingo, subito accolta in aeroporto da una brutta sorpresa: il suo bagaglio non si trovava. All’interno dieci paia di scarpe. Aveva pure denunciato lo smarrimento chiedendo che la valigia le potesse essere recapitata all’aeroscalo di Pisa. Ma era stata la guardia di finanza a trattenerla, nascosti nei dieci paia di scarpe c’erano 4 kg e mezzo di cocaina.
A quanto pare l’operazione non è proprio conclusa.
Pericolo pubblico numero uno
Se le avesse prese tutte per infrazioni risibili del codice della strada (8 euro circa e 1 punto ognuna) dovrebbe pagare ora almeno 3000 euro di multe arretrate e la sua patente soffrirebbe sottozero a –430 punti. Ma la notizia vera è che le 450 multe accumulategli sul groppone gli sono state finalmente notificate. Il genio è G. F., 27 anni, residente in un comune dell'hinterland milanese. I vigili milanesi per riuscire a fermarlo hanno dovuto ricostruire attraverso i verbali i suoi giri usuali in città.
Coerente con il suo ormai famoso stile, parlando al cellulare, era alla guida senza cinture di sicurezza di una macchina senza fari funzionanti.
Ingenuo domandargli della patente e della carta di circolazione. Mito.
Migliaia di euro e/o dollari da spendere inutilmente?
Fateci un giro, cercate l’asta in questione e lasciate un’offerta. È in vendita un'uniforme militare di Saddam Hussein appartenuta a un soldato della 3/a divisione di fanteria dell’Us army. Base di partenza 5000 $. Una percentuale del ricavo della vendita sarà devoluta in beneficenza.
Edito da Sandro
Di Domenico © per il web alle 19:33 |
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rewind

Ooooooh - stop
With your feet in the air and your head on the ground
Try this trick and spin it, yeah
Your head will collapse
But there's nothing in it
And you'll ask yourself
Where is my mind
Way out in the water
See it swimmin'
I was swimmin' in the Carribean
Animals were hiding behind the rocks
Except the little fish
But they told me, he swears
Tryin' to talk to me to me to me
Where is my mind
Way out in the water
See it swimmin' ?
With your feet in the air and your head on the ground
Try this trick and spin it, yeah
Your head will collapse
If there's nothing in it
And you'll ask yourself
Where is my mind
Ooooh
With your feet in the air and your head on the ground
Ooooh
Try this trick and spin it, yeah
Ooooh
Ooooh
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Di Domenico © per il web alle 12:02 |
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citazioni, soundcatch

! Se questo lo chiami vincere !

La televisione nasce ufficialmente in Italia il 3 gennaio 1954.
Gli italiani sentono per la prima volta di avere un riferimento nazionale collettivo alle loro azioni private. La Rai si presenta agli anni Sessanta con la nomina (gennaio ‘61) di quel direttore generale che più di ogni altro connoterà il ruolo politico del servizio pubblico italiano, Ettore Bernabei. Uomo di fiducia della Dc ma soprattutto di Amintore Fanfani.
La sconfitta della Democrazia cristiana nel referendum sul divorzio del 1974 colpisce la legittimità del sistema partitico, così come si è sedimentato nella radiotelevisione. Due sentenze della Corte Costituzionale del 1974 (la n. 225 che legittima le trasmissioni via cavo da parte di soggetti diversi dalla RAI; e la n. 226, che permette la trasmissione di programmi di TV estere sul territorio nazionale) costituiscono il primo segnale della crisi irreversibile del vecchio sistema.
La risposta del legislatore giunge un anno più tardi: si continua a riconoscere allo Stato la riserva delle trasmissioni radiotelevisive su scala nazionale mentre si conferma la legittimità della ripetizione sul territorio nazionale di televisioni estere, come sancito dalla sentenza della Corte Costituzionale del 1974.
La Corte Costituzionale, inevitabilmente richiamata in causa, con una nuova sentenza del 1976 dichiara illegittimi alcuni articoli della legge del 1975, permettendo ai privati trasmissioni via etere purché di portata non eccedente l’ambito locale. Si apre così una fase di “anarchia” che porta rapidamente al tanto tumultuoso quanto dibattuto Far West italiano.
Nonostante il divieto normativo formale, proprio all’inizio degli anni Ottanta si formano di fatto tre network nazionali, Canale 5 di Silvio Berlusconi, Italia 1 dell’editore Rusconi e Retequattro dell’editore Mondadori: ma ben presto questi ultimi due, fiaccati dalla strapotenza del primo, finiscono per confluire, tra il 1983 e il 1984 nel nascente impero Fininvest di Berlusconi. 
In un primo momento i tre network usano un “escamotage” distribuendo le medesime cassette a più stazioni locali che le trasmettono più o meno contemporaneamente; in un secondo momento si rompono gli indugi e cominciano ad apparire, su tutto il territorio nazionale, i marchi dei tre network.
I motivi dell’immediato successo? Da una parte costituiscono un’inedita opportunità per gli investitori commerciali grandi e piccoli; dall’altra parte contribuiscono a formare e al tempo stesso soddisfano con grande efficacia la crescente domanda di svago televisivo. Gli stessi motivi che porteranno a forme di protesta popolare (ben sollecitate e gestite dalla Fininvest e dai suoi conduttori televisivi) nel momento in cui, nel 1985, alcuni magistrati intimeranno l’oscuramento dei network di Berlusconi cercando di porre rimedio alla palese violazione delle norme. Ma sarà ancora più determinante l’intervento diretto e deciso del governo, guidato dal leader socialista Bettino Craxi, che promulgherà e reitererà all’infinito un decreto legge (il cosiddetto “decreto Berlusconi”) di legittimazione della situazione di fatto esistente.

È dunque un miscuglio di fenomeni eterogenei a consegnare in pratica il settore privato della televisione italiana a un’unica impresa, la Fininvest di Silvio Berlusconi. Ma sono le connivenze politiche attive e passive a suggellare la situazione.
Sotto l’incalzare della concorrenza privata la RAI accetta le regole del nuovo gioco imposto dalla presenza della televisione commerciale, perdendo progressivamente la sua vocazione di istituzione pedagogica e diventando anch’essa azienda televisiva che produce audience.
Le fasce orarie diventano le unità su cui si costruisce l’offerta, in netta contrapposizione con lo stile di programmazione della RAI del monopolio che, organizzandosi su base settimanale, costruiva un palinsesto in verticale, secondo la logica del genere-collocazione (film al lunedì e al martedì, programmi di informazione al mercoledì, quiz al giovedì, people show al venerdì, varietà al sabato e infine sceneggiato nella serata di domenica). Le emittenti private travolgono questo schema con uno stile di offerta orizzontale che mira a creare appuntamenti quotidiani con il medesimo programma.
Dallas così, trasmesso dalla Prima Rete nel 1981 non consegue un gran successo di pubblico: scarsamente valorizzato, usato talvolta come tappabuchi, non rispettandone la sequenza cronologica delle puntate. Lo stesso Dallas che su Canale 5 diventa l’evento della stagione televisiva 1981-82. Attraverso Dallas le reti private introducono nella televisione italiana il concetto di serialità.
In RAI è Pronto… Raffaella?, programma del 1983, a riscuotere subito un notevole successo di pubblico, in molti si domandano se tanta fortuna è dovuta al carisma della conduttrice o alla formula della trasmissione, capace di mescolare evasione ed impegno. I conduttori televisivi diventano talmente decisivi da diventare terreno di scontro tra i due broadcasting che si sfidano a suon di miliardi per assicurarsi la Carrà.
L’Auditel. L’8 dicembre 1986 convinta della propria intoccabilità la RAI non sembra curarsi troppo del nuovo strumento di rilevazione. Ma se i dati della prima giornata mostrano una certa supremazia del polo pubblico, la sera successiva la situazione è repentinamente modificata.
La schiacciante vittoria si deve soprattutto a Canale 5 che contrappone al film di Rai1 I cannoni di Navarone, passato molte volte in tivvù, Non ci resta che piangere al suo primo passaggio sul piccolo schermo. Gregory Peck deve cedere il passo all’accoppiata comica Troisi-Benigni.
Canale 5 tocca il 44,16% di share, lasciando a Rai1 il 34,85% dell’ascolto.
Si chiude un epoca.
Nel 1990 viene emanata la legge di regolamentazione del sistema, la cosiddetta legge Mammì, a fotografare la situazione. Rinuncia a riformare il sistema televisivo, non solo: il legislatore italiano del 1990 dimentica qualsiasi nuova tecnologia distributiva (satellite, cavo, homevideo) come se in Italia esistesse e potesse esistere solo il broadcasting, cioè la tradizionale offerta generalista e simultanea di reti.
Riassemblato da Il Mediaevo, Morcellini, 2000
Ps Non so se la tivvù dia alla testa a quelli che appaiono sul teleschermo, o se si crei in costoro una specie di psicopatia o di ipersensibilità morbosa. Ormai è divenuto un fatto consueto polemizzare dal video con i giornalisti che si occupano della tivvù e addirittura servirsi della tivvù per fatti personali. Le televisioni dovrebbero garantirsi e garantire i cittadini da eventuali lesioni dei loro diritti prevedendo nei contratti sanzioni gravissime, che faccian passare la voglia di commettere abusi fino ad escludere momentaneamente dal video chi commette l’abuso.
Achille Campanile, L’Europeo, 1959
E allora io che posso farci? Niente.
E i film sono lo stesso. Ascolto e leggo le critiche. Un grande film, dicono. Allora vado a vederlo. Me ne sto lì seduto sentendomi un fottuto idiota, sentendomi derubato, raggirato. Indovino quello che sta per accadere prima di ogni scena. E le trasparenti motivazioni dei personaggi, che cosa li guida, che cosa vogliono, che cosa è importante per loro, così infantile e patetico, così noioso e grezzo. Le scene d’amore sono irritanti, roba vecchia, assolute scempiaggini. Credo che la maggior parte della gente veda troppi film. Certamente i critici. Quando dicono che un film è grande, lo dicono in rapporto agli altri che hanno visto. Hanno perso la visione d’insieme. Sono continuamente tartassati da nuovi film. Semplicemente non capiscono, si perdono in tutto ciò. Non sanno più che cosa puzza veramente, che poi è quasi tutto ciò che vedono.
E non parliamo della televisione.
E come scrittore… sono uno scrittore? Be’ sì. Come scrittore faccio fatica a leggere quello che scrivono gli altri. Semplicemente non fa per me. Tanto per incominciare, non sanno buttare giù una riga, un paragrafo. Basta guardare la pagina da lontano, ha un aspetto noioso. Quando poi la prendo in mano, è peggio che noiosa. Non c’è ritmo. Non c’è niente di nuovo o di fresco. Non c’è gioco, non c’è fuoco, non c’è sugo. Che cosa fanno? Sembra un lavoraccio. Chiaro che poi molti scrittori dicano che scrivere per loro è una sofferenza.
Lo comprendo.
A volte, quando la scrittura non carbura, ho provato qualcosa di diverso. Ho versato il vino sulle pagine, le ho avvicinate a un fiammifero e ci ho fatto dei buchi. “che cosa stai FACENDO lì dentro? Sento puzza di fumo!”
“No tesoro, tutto bene, tutto bene…”
Una volta ha preso fuoco il cestino e sono corso fuori sul balcone, ci ho versato sopra della birra.
Per scrivere, mi piace guardare gli incontri di pugilato, guardare come usano l’allungo, il diretto, il gancio, il montante, le parate. Mi piace guardarli darci dentro, andare al tappeto. C’è qualcosa da imparare, qualcosa da applicare all’arte di scrivere, al modo di scrivere. Hai una sola possibilità e poi basta. Ci sono soltanto le pagine rimaste, puoi anche mandarle in fumo.
Musica classica, sigari, il computer fa ballare, urlare, ridere la scrittura. Anche la vita da incubo è un bell’aiuto.
Tutti i giorni, entrando all’ippodromo, so che sto buttando via le mie ore. Ma mi resta sempre la notte. Che cosa fanno gli altri scrittori? Si mettono davanti allo specchio e si esaminano il lobo delle orecchie? E poi ci scrivono sopra. O sulla madre. O su come Salvare il Mondo. Be’, per me possono anche salvarlo, ma non scrivendo quelle boiate. Quelle cazzate mosce e vizze. Basta! Basta! Basta! Datemi qualcosa da leggere. C’è qualcosa? Pare di no. Se lo trovate, fatemelo sapere. Non non fatelo. Lo so: l’avete scritto voi. Lasciate perdere. Andate al cesso.
Charles Bukowski
Ps. Lunedì e martedì prossimi sciopero del cdr di Paperback, ilcuginoGionn continua a non aver alcuna intenzione di far riposare i suoi tre neuroni zoppi (wè, ma chi dice che siamo zoppi? Zoppo ci sarei te!)(tanto lo sappiamo tutti che il più zoppo di tutti sei tu, quindi sta' zitto e ascolta il portavoce, anzi, dai una mano... fra un po' tocca anche a noi), ormai alla frutta, immischiandosi in tremila avventure che ci riguardano senza neppure consultarci. Più.
(in coro, ora!) - 'Fanculo Gionn -
Talvolta tutti e tre ci si prende perfino a testate nella confusione e nelle corse. Così lunedì e martedì scioperiamo come ha fatto lui coi suoi similcolleghi più e più volte, "un ce frega nulla". E può venir a pregarci in ginocchio, pure, se riesce a inginocchiarsi sulla testa, noi tanto approfittiamo e andiamo a far un giro dalle parti di Wernicke, nemmeno poi troppo distante da qui. Voi lettori con tutti i casini di Splinder e così sparagnini nei commenti, fidatevi, neppure ve ne accorgerete..!

Impugnando davanti al parroco del suo paesino (Rio Pusteria, Alto Adige) una sentenza del garante della privacy datata 1999 e minacciando di rivolgersi direttamente ai giudici, un uomo di 35 anni, in aperta polemica con le posizioni reazionarie del Vaticano nei confronti delle unioni di fatto e dei gay in generale, si è fatto (s)battezzare.
"Come omosessuale mi sento discriminato dalla Chiesa Cattolica". Ha così chiesto e ottenuto che il sacerdote annotasse accanto al suo nome sul registro dei battesimi la “ferma volontà di non essere considerato un appartenente alla Chiesa Cattolica”. Procedura veloce, un mese, e tanto inusuale quanto sconosciuta.