Paperback writer

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Paperback writer - paperback writer

Dear Sir or Madam,
will you read my book?
It took me years to write,
will you take a look?
It's based on a novel by a man
named Lear
And I need a job, so I want to be a paperback writer,
Paperback writer.

It's the dirty story of a dirty man
And his clinging wife
doesn't understand.
His son is working for the Daily Mail,
It's a steady job but he wants to be a paperback writer,
Paperback writer.

Paperback writer

It's a thousand pages,
give or take a few,
I'll be writing more in a week or two.
I can make it longer
if you like the style,
I can change it round and I want to be a paperback writer,
Paperback writer.

If you really like it
you can have the rights,
It could make a million
for you overnight.
If you must return it,
you can send it here
But I need a break and I want to be a paperback writer,
Paperback writer.

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giovedì, 31 gennaio 2008
Gabbiani ipotetici

Cfr "Appoggiavo il cappotto sopra un mucchio di altri cappotti", p. 67

[..] Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant’anni di governi democristiani, incapaci e mafiosi,
Qualcuno era comunista perché piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica eccetera, eccetera, eccetera,
Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista,
Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca.. che ci ostiniamo a chiamare ..democrazia [..]

Giorgio Gaber, gentile promemoria di blobieri

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mercoledì, 30 gennaio 2008
Beat the devil, alias avrei troppo da dire

Non pensavo che l'avrei più rivisto. Disperavo.
Ma le nuove tecnologie tutto possono e per loro mezzo tutto è facile e a portata di mano.

 

NB. In attesa che sappia fare di meglio, questo può aiutare.

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domenica, 27 gennaio 2008
Il futuro marito di mia cugina & le genealogie

Il giorno della memoria

Nonna - Chill' è piccirill', nun è buon'..
Zia - Pure 'o nonn' era piccirill', allora pecché t'o sì pigliat'?
Nonna - Papà diceva che era buon'! Pecché tenev' 'o ppan' r'o guvern'.*

*translation: N: Lui è piccolino, non va bene..
Z: Anche il nonno era piccolino, allora perché l'hai sposato?
N: Era mio padre a dire che andava bene! Perché era un dipendente statale.

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venerdì, 25 gennaio 2008
Blob, discesa libera sui sassi

l'ex governo

Baci, baci ed abbracci
che diventano lacci
e più diventano stretti
più nascondono impicci

Come un cane ti accucci
sui tuoi poveri stracci
e piano piano vai giù
come un programma di Socci

Piano piano vai giù
ma poco dopo risorgi
solo che non ti accorgi
dei sorrisi posticci

Dei pensieri che scacci

Delle cose che lasci

Per banali capricci

Daniele Silvestri

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mercoledì, 23 gennaio 2008
Un mercoledì da leoni, auguri


La gigantesca mareggiata della primavera del 1974
Da dove verrà il vento? Dicono che sia il respiro di Dio. Chi dà veramente forma alle nuvole?
Cos'è che causa questo gigantesco perturbamento di masse d'acqua, dove ha origine?
Questo era il gran giorno, l'avevamo aspettato tanto.

[...] Comunque, vorrei chiarire una certa cosa con lei.. Ho fatto tante azioni di cui ora mi vergogno, lo so. Qualche volta le ho rovinato il prato con la macchina. Mi sono spogliato davanti ai suoi ospiti e sono perfino svenuto nel suo bagno. Però le giuro, e non ho mai saputo chi sia stato.. le giuro che non ho mai, le ripeto mai, fatto pipì nel suo ferro a vapore.

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lunedì, 21 gennaio 2008
L’Espresso. Il giornale e i suoi giornalisti dal ’69 al ‘74

Nei sei anni di più aspro conflitto per la conquista del potere nella storia della Repubblica, tra stragi e tentativi di golpe, “L’Espresso” si distingue in Italia, nel complesso scenario editoriale del paese, per professionalità, indipendenza e dati di vendita. Scosso dall’allontanamento obbligato di Eugenio Scalfari dagli incarichi direttivi nel 1968 e incalzato dalla concorrenza di “Panorama”, il settimanale di via Po, fondato nel 1955 da Arrigo Benedetti, raggiunge pur tuttavia negli anni della strategia della tensione, tra il 1969 e il 1974, la più compiuta maturazione di pari passo con la migliore tradizione del giornalismo d’inchiesta italiano.
L’instancabile opera di svelamento delle verità nascoste nei doppifondi delle vicende del paese durante il breve interregno di Gianni Corbi e sotto la più duratura direzione di Livio Zanetti produce risultati eccezionali. Camilla Cederna, Giuseppe Catalano, Fabrizio Dentice, Lino Jannuzzi e Mario Scialoja firmano inchieste cui il tempo, le ricerche storiografiche e i recenti lavori della Commissione parlamentare di inchiesta sulle stragi tributano i giusti meriti. Le oscure manovre di Junio Valerio Borghese e dei servizi segreti, l’attività delle cellule eversive neofasciste attive nella penisola e degli apparati deviati dello Stato vengono descritte e denunciate in anticipo sui tempi e guadagnano con clamore le prime pagine del settimanale.
La libertà di cui godono i giornalisti dell’“Espresso”, del resto, grazie alla proprietà di un editore puro come Carlo Caracciolo non ha eguali ed è tale da garantire lo sviluppo di un canale privilegiato di informazione alternativa destinata a mandare in corto circuito il panorama ingessato della stampa dell’epoca aggirando a tutto vantaggio dei lettori le versioni di comodo dei fatti annacquate per interesse dai gruppi di pressione e di potere. Oltretutto “L’Espresso” austero, che si distingueva per il grande formato “lenzuolo” in bianco e nero, acquista il colore che rende tanto uniche le sue prime pagine e comincia a rivolgere la propria attenzione al mondo economico con un fortunato inserto curato da Scalfari. Le vendite del settimanale triplicheranno alla fine di questi sei anni, con il definitivo passaggio al formato tabloid e alla moderna formula del newsmagazine.

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domenica, 20 gennaio 2008
Chi ha scritto Che

Che notte buia che c'è... povero me, povero me...
che acqua gelida qua, nessuno più mi salverà...
son caduto dalla nave son caduto
mentre a bordo c'era il ballo...

*un gran premio a chi risponde su due piedi, senza bisogno dell'aiuto del web*

Resta da vedere tra la versione di Bruno Lauzi e quella di Paolo Conte qual è la vostra preferita, comunque, visto che nessuno ha saputo rispondere, ecco la strofa finale della canzone, risposta compresa:

Sara... ma non importa...
Onda, su onda,
mi sono ambientato ormai
il naufragio mi ha dato la felicità 
che tu... tu non mi dai.
Onda, su onda,
il mare mi ha portato qui
ritmi, canzoni,
donne di sogno,
banane, lamponi!

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