Paperback writer

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Dear Sir or Madam,
will you read my book?
It took me years to write,
will you take a look?
It's based on a novel by a man
named Lear
And I need a job, so I want to be a paperback writer,
Paperback writer.

It's the dirty story of a dirty man
And his clinging wife
doesn't understand.
His son is working for the Daily Mail,
It's a steady job but he wants to be a paperback writer,
Paperback writer.

Paperback writer

It's a thousand pages,
give or take a few,
I'll be writing more in a week or two.
I can make it longer
if you like the style,
I can change it round and I want to be a paperback writer,
Paperback writer.

If you really like it
you can have the rights,
It could make a million
for you overnight.
If you must return it,
you can send it here
But I need a break and I want to be a paperback writer,
Paperback writer.

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giovedì, 29 maggio 2008
Due "megadiscariche" per Terzigno

Terzigno e Chiaiano. Il decreto legge varato dal governo il 23 maggio per fronteggiare l’emergenza rifiuti in Campania nella sola provincia di Napoli ha indicato, oltre a Chiaiano, altri due siti da adibire a discarica, entrambi nel Comune di Terzigno. Per localizzare geograficamente la cittadina basta pensare alla famosa immagine della Napoli da cartolina, con il Vesuvio sullo sfondo, Terzigno sorge con i suoi 17 mila abitanti alle falde del vulcano dalla parte opposta. Quella che le cartoline non mostrano. Su questo versante il profilo del cratere e del vicino monte Somma si scambiano di posto vegliando le aree naturali protette del Parco nazionale del Vesuvio e le viticolture doc del famoso Lacryma Christi. Un tempo anche da qui era possibile raggiungere la cima passando tra campi, maneggi e ginestre.

Il sito di Pozzelle. Oggi imboccando una traversa della via Panoramica, nel territorio del Parco, costeggiando le colture e sorpassando costruzioni abusive sistemate in ordine sparso, è possibile raggiungere località Pozzelle, l’ex Sari. È una discarica ora dismessa, attiva tra il 1988 e il 1994 nello stoccaggio di rifiuti solidi urbani per un totale di 900 mila tonnellate di rifiuti smaltiti. Nel giugno del 2007 con le strade del napoletano invase dalla spazzatura era stata a un passo dalla riapertura e la cittadinanza insorse, organizzandosi in comitati, occupando la stazione ferroviaria di Pompei e il municipio di Terzigno. Alla fine non se ne fece niente.
 
Il sito di Cava Vitiello. Cava Vitiello si trova poco più avanti e prende il nome dai proprietari. Cinque generazioni di Vitiello hanno vissuto dei profitti dello scavo e della lavorazione della pietra lavica. Erano qui prima dell’istituzione del Parco nazionale nel 1995 e il conseguente blocco dell’estrazione. Oggi lavorano la pietra proveniente dall’Etna, ci racconta uno dei sei fratelli soci dell’azienda. L’impresa però, da venti e più dipendenti, è stata costretta a ridurre a sei i lavoratori in organico. A cava Vitiello, comunque, nessuno si è fatto ancora vivo per discutere della discarica che verrà.
 
Parco nazionale del Vesuvio. Il territorio del Parco, più di otto mila ettari è stato sottoposto dal ’95 a una severa tutela del patrimonio ambientale e fa effetto, nel decalogo posto all’ingresso dei sentieri diretti nella riserva, leggere tra gli altri il divieto di depositare rifiuti nell’area. Tanto più ai terzignesi e a chi, non solo tra loro, ha costruito - “fravecato” come dicono in zona - all’interno dell’area protetta, bloccato dalle istituzioni che nonostante le parole rassicuranti del sindaco Auricchio (Pdl), a colloquio ieri con Bertolaso, potrebbero presto spedire nell’area migliaia di tonnellate di rifiuti.

Ultim'ora: i comitati civici. Dopo un primo momento di relativa calma e silenzio da parte dei comitati civici è stata annunciata per questa sera un'assemblea pubblica. In piazza Troiano alle ore 20.00 l'appuntamento dei cittadini di Terzigno appartenenti ai diversi comitati di zona che si oppongono all'apertura delle due "megadiscariche".

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mercoledì, 28 maggio 2008
Come eravamo (1973) Pollack

Il melodramma. Io odio il melodramma.
Secondo un vecchio manuale di cinema un melodramma può dirsi iniziato veramente solo con una scena in particolare, in cui gli sguardi dei protagonisti si incrociano. Come eravamo frantuma il riconoscimento iniziale, confondendo quegli occhi, mischiandoli a quelli di tanti altri in un assembramento affollato, dove lui vede lei come per la prima volta. Poi gli sguardi si diradano in buona parte, ma siamo pur sempre in un’aula. In cui lei ascolta le parole di lui lette dal professore e quelle parole le si scolpiscono nel cervello.
Il cervello che non stacca mai, le rimprovera lui quando finalmente si incontrano i loro occhi da soli. Lei abbassa i suoi allora, più di una volta, per poi continuare a fissarlo fintanto durante il resto del film da costringere lui alla fine a guardare a terra e sparire.
Odio i melò.

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domenica, 25 maggio 2008
Roberto Saviano, un inquilino scomodo

Lasciano riflettere le resistenze opposte da proprietari e condomini alla richiesta di locazione di un appartamento a Napoli, quartiere Vomero, da parte di un'agenzia immobiliare per conto di Roberto Saviano.
"Bravissimo", "coraggioso come pochi", "un esempio", "ce ne fossero...". Sono questi i giudizi dei napoletani sul giornalista e scrittore, autore del best-seller "Gomorra" e del film in concorso al Festival di Cannes per la regia di Matteo Garrone.
Lo hanno conosciuto divorando il suo libro o dopo averne apprezzato in televisione e sui giornali le parole di denuncia sull'impero economico malavitoso dei clan, eppure alla domanda a bruciapelo: "E se domani Saviano venisse ad abitare sul suo pianerottolo?", tutti tradiscono una reazione emotiva.
Si distingue il coraggio dei giovani e la fermezza di pochi, dove per lo più serpeggia celata, ma non troppo, la paura.
La
video-inchiesta composta e pubblicata per il CorriereDelMezzogiorno.it sull'argomento.

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giovedì, 22 maggio 2008
Munirsi di Fede e Speranza

Porta Nolana transennata per metà. Passaggio limitato e bancarelle costrette a traslocare. Secondo i tecnici al lavoro per la bonifica della zona è sprofondata nella notte, al più tardi all’alba di oggi senza provocare feriti, la pavimentazione all’ombra delle due torri, dette della Fede e della Speranza.
Quello che non può mancare a chi percorre le strade di Napoli quando a periodi di siccità seguono consistenti precipitazioni e il manto stradale, come in questo caso, cede.

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lunedì, 19 maggio 2008

Clicca sul maggio di De AndréSe capitate davanti a un palco dove il bassista suona pure chitarra e tastiera mentre il chitarrista suona solo e soltanto dando le spalle a tutti, e armeggia tra mixer, effetti.. c’è una seria probabilità siate a un concerto degli Offlaga Disco Pax.
Vabbe’, ora concentratevi sul cantante. Per averne la certezza il cantante ha bisogno di una panza sostanziosa, di armeggiare tra elenchi del telefono, cd, merendine dalle confezioni strane, ma soprattutto di non cantare. Deve recitare piuttosto, e su ogni pezzo dare prima due o tre colpi di testa all’aria come stesse partendo a spaccare  manco fosse un metallaro dai capelli fino al culo. Solo due o tre però. Poi basta.
Se tutto fila potete essere certi di trovarvi al cospetto degli Offlaga Disco Pax from Reggio Emilia, dicevo: Enrico Fontanelli, Daniele Carretti e Max Collini in ordine di superficiale descrizione. Socialismo tascabile, ricordi e memorie di comunismo (inconsciamente certo e comunque per forza anche catto-) andato tra Kappler, Lenin, Sotomayor, fascismi e ideologia, ma prima di tutto storie. Schiette, divertenti, musica finalmente decente senza cazzeggi eccessivi o sbavature. Perfezioni. Noie innecessarie pure. Eh. Quando hai sempre lo stesso tono di voce e fai le stesse pause tra due parole decisive a fine paragrafo, capita anche che tra chi ti ascolta inizino a fioccare le imitazioni con diffusi “passami la birra.. ..PERPIA-CERE!” tra una canzone e l’altra e irriverenti “andiamo a salutarli parlando tutti così?” a fine concerto peraltro applaudito con calore e comunemente apprezzato. A partire dai conoscenti della sola Robespierre, ai meno peggio conoscenti, ai tuttologi degli ODP. Disponibili con autografi e proprie produzioni, a prezzo politico (ovvio) e grazie diffusi (la gente perbene si sa distinguere).
Bando alle ciance. Pezzi forti del menù:
 
Tono metallico standard
Dove ho messo la golf?
Kappler
 
La classifca di gradimento è sparsa. Più probabilmente o inversa.

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giovedì, 15 maggio 2008
Napoli, una vita da turista

Il Maggio dei Monumenti. Maggio è un mese cruciale per il settore turistico napoletano: il clima mite, le lunghe giornate assolate e le iniziative garantite dal tradizionale “Maggio dei Monumenti” fungono da richiamo per i visitatori, la cui presenza (o assenza) fornisce anche il polso della situazione per la stagione estiva dietro l’angolo. Le notizie relative all’emergenza rifiuti e all’allarme diossina, riprese dai media di tutto il mondo, hanno inferto quest’anno un duro colpo all’immagine di Napoli, ma i servizi offerti ricompensano i turisti che vincono questi timori?

Una vita da turista. Solo immedesimarsi nei panni di un ospite qualunque, in una giornata qualunque del capoluogo partenopeo, può suggerire una risposta. E i risultati della nostra indagine tra sportelli informativi, strade, trasporti pubblici, pulizia e sicurezza, sono contrastanti e sorprendenti. Ad esempio, delimitando l’area di osservazione al centro città quello dei rifiuti si rivela l’ultimo dei problemi di un turista. Piuttosto, nel bel mezzo della Stazione Centrale, lo sportello della Regione Campania per le informazioni e la vendita della “Campania Artecard” che serve ad “accedere, senza file, ai principali musei e siti archeologici della Regione” è colpevolmente vuoto durante l’orario di apertura. Per informazioni sul “Maggio dei Monumenti”, l’evento del mese, con un cartello scritto a mano nella sola lingua italiana, si rimanda altrove.



Azienda napoletana mobilità. All’esterno della stazione di piazza Garibaldi, c’è poi il capolinea dei mezzi pubblici dell’Anm. Qui proviamo a chiedere, sempre in italiano, in modo da non complicare le cose, un programma con gli orari dei pullman per essere facilitati negli spostamenti in centro: non esiste niente di simile. Ci dicono che le partenze degli autobus variano ogni giorno e dovremmo compilare una richiesta scritta per provare ad averne uno. In questo caso è il sito web dell’azienda a venire in soccorso ai turisti. All’indirizzo internet www.anm.it, difatti, sono segnalate quanto meno le frequenze di passaggio e gli itinerari di ogni linea. Resta da chiedersi perché non esista una versione cartacea in distribuzione al capolinea, magari in formato tascabile, mentre risulta apprezzabile la completezza di informazione a disposizione tra le pensiline digitalizzate del centro. I tempi di arrivo dei mezzi e il dettaglio delle fermate di ogni linea, dove non siano stati strappati o scarabocchiati, rivelano la loro efficacia.

Puntualità dei servizi. A questo punto resta da considerare il nodo cruciale della puntualità del trasporto pubblico nelle vie caotiche e trafficate del centro. Cronometriamo quindi l’assiduità con cui un pullman come l’R2 e un tram come l’1, in servizio in punti critici della città quali corso Umberto, piazza Municipio, via Marina e piazza Vittoria, arrivano alle fermate. Teniamo il tempo sia nelle vicinanze del capolinea sia a metà percorso perché il test sia veramente probante e confrontiamo i risultati con la frequenza indicata dalle tabelle ufficiali dell’Anm per le due linee. In un giorno feriale è previsto il passaggio di un mezzo ogni sette minuti ed è esattamente quello che accade, con qualche leggero anticipo sui tempi per l’R2 e qualche leggero ritardo per l’1. Il problema reale per i passeggeri è rappresentato in realtà dall’eccessivo affollamento, causa di discussioni e condizioni di viaggio sempre più disagevoli con l’aumento della temperatura e circostanza favorevole alle losche manovre dei borseggiatori. Si tenta di ovviare ravvicinando la partenza di due o più veicoli con l’unica conseguenza che al riempimento del primo faccia da contraltare la desolazione degli altri.

Attraversamenti pedonali pericolosi. Proviamo allora a tralasciare autobus e tram e a incamminarci a piedi verso corso Umberto. Colpisce subito l’assenza di sicurezza negli attraversamenti pedonali. Macchine e motorini, camion, mezzi pubblici attraversano le strisce bianche con autorità, i semafori segnalano un giallo intermittente talvolta: quando non sono spenti o del tutto assenti. Tutto ciò concorre a creare la percezione di caos e insicurezza nel turista e proprio il Rettifilo ne è una dimostrazione esemplare. Soprattutto a favore di chi è in visita di piacere, indeciso sul percorso da seguire, dovrebbe essere facilitato il passaggio da una parte all’altra della larga via composta da tre carreggiate e in particolare due corsie preferenziali dove sfrecciano veicoli di ogni tipo. Però i semafori sono spenti, oppure non ci sono, oppure ancora sono stati rimossi e vi rimane solo il palo giallo di supporto con tanto di pulsante della chiamata pedonale. Al visitatore che ha il coraggio di attraversare la strada resta invece il torcicollo, oltre lo spavento. E dire che all’altezza dell’Università e di via Depretis i semafori ci sono, funzionano e vengono rispettati. Come pure all’incrocio con via Medina e via Monteoliveto dove tuttavia chi attraversa, quando non è ostacolato da inspiegabili quanto fastidiose barriere architettoniche, deve fare fede sul semaforo rivolto ai veicoli, perché quello rivolto ai pedoni manca.

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mercoledì, 14 maggio 2008
The Accidental Tourist

I'm beginning to think it's not
just how much you love someone.
Maybe what matters is..
..who you are when you're with them.

Edito da Sandro Di Domenico © per il web alle 00:27 | link | commenti
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