Paperback writer

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Paperback writer - paperback writer

Dear Sir or Madam,
will you read my book?
It took me years to write,
will you take a look?
It's based on a novel by a man
named Lear
And I need a job, so I want to be a paperback writer,
Paperback writer.

It's the dirty story of a dirty man
And his clinging wife
doesn't understand.
His son is working for the Daily Mail,
It's a steady job but he wants to be a paperback writer,
Paperback writer.

Paperback writer

It's a thousand pages,
give or take a few,
I'll be writing more in a week or two.
I can make it longer
if you like the style,
I can change it round and I want to be a paperback writer,
Paperback writer.

If you really like it
you can have the rights,
It could make a million
for you overnight.
If you must return it,
you can send it here
But I need a break and I want to be a paperback writer,
Paperback writer.

Paperback writer

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The Beatles

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venerdì, 04 luglio 2008
Cohen & McCormac's No Country For Old Men

Llewelyn Moss and his pick-up in the movie

- If I don't come back tell Mother I love her.
- Your mother's dead, Llewelyn.
- Well then. I'll tell her myself.

Edito da Sandro Di Domenico © per il web alle 12:33 | link | commenti (2)
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sabato, 28 giugno 2008
Premio Troisi. Lingue, culture, continenti

Il calendario. Lunedì 30 giugno sarà Paolo Caiazzo, l'irriverente "Tonino Cardamone" di Zelig e Colorado café live, a movimentare con la sua verve comica la serata inaugurale del Premio Massimo Troisi. Il tradizionale appuntamento delle estati napoletane con il sorriso, l'Osservatorio sulla comicità lanciato nel 1996 a un anno esatto dalla scomparsa prematura dell'attore, è giunto ormai alla tredicesima edizione. La kermesse prevede sette giorni ricchi di eventi, dedicati con mostre ed esibizioni dal vivo a letteratura, teatro, cinema e musica. Cornice abituale della manifestazione, la splendida Villa Bruno di San Giorgio a Cremano, città natale di Troisi, settecentesca dimora reale e Palazzo della cultura vesuviana. Il palcoscenico sul quale nelle scorse edizioni si sono avvicendati tra gli altri Beppe Grillo, Renzo Arbore e Lucio Dalla, quest'anno ospiterà oltre a Caiazzo, anche Francesco De Gregori, Tony Tammaro, Lina Sastri e Anna Tatangelo.

Il profilo internazionale. Le nobili stanze della "foresteria" di Villa Bruno invece, hanno accolto già da qualche giorno nove giovani provenienti da tutto il mondo. Un convivio di lingue, religioni e culture diverse arrivati da Corea, Giappone, Turchia, Spagna, Francia e Slovacchia a far rivivere i saloni di un'aristocratica residenza abitata usualmente dai soli addetti alla sicurezza. Otto ragazze e un ragazzo impegnati in attività di accoglienza e relazioni col pubblico che consentiranno al Premio di interagire con visitatori ed enti di otto differenti idiomi. Un progetto finanziato dell'assessorato alle Politiche giovanili del comune vesuviano e realizzato dalla YAP ("Youth Action for Peace"), organizzazione impegnata nei cinque continenti in interventi di educazione alla pace e scambi culturali.

Per informazioni: 081 565 43 64
Biglietteria eventi. 081 565 43 65
Orario: 9:00-13:00 / 17:00-19:00

Edito da Sandro Di Domenico © per il web alle 00:03 | link | commenti (1)
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venerdì, 20 giugno 2008
Radiohead a Milano * You used to be alright

Hanno incantato l’Arena civica di Milano per le due date italiane dell’In Rainbows tour, i Radiohead. Concerti finiti “sold out” in poche ore che hanno mosso dagli angoli della penisola i devoti della band inglese, decollata da Oxford all’inizio degli anni Novanta alla conquista del panorama rock mondiale. Post-punk, alternativo, elettronico, qualsiasi cosa sia stata e sarà l’evoluzione della ricerca artistica di Thom Yorke, Jonny e Colin Greenwood, Ed O’Brien e Phil Selway. I Radiohead mancavano in Italia dal 2003, anche per questo motivo, quello milanese, era un appuntamento da non perdere per i 18 mila presenti a ciascuna delle due serate. L’appuntamento con un’ideologia musicale. Capace di segnare un’epoca ed essere ancora in continua evoluzione, dal classico Pablo Honey all’ultimo lavoro, distribuito in Rete.
Per poter assistere a uno spettacolo simile si comprano biglietti con mesi di anticipo - il dicembre dell’anno prima in questo caso - per poi aspettare pazienti, tenendo da qualche parte i lasciapassare fino alla data fatidica. Scoprendo magari che lo stesso giorno, alla stessa ora, la Nazionale giocherà una partita decisiva agli Europei. Il tutto mentre rivolti casa come un calzino perché non ricordi nemmeno più il tuo biglietto dove diavolo l’hai messo. Alla fine il gran giorno arriva e anche dalla pioggia sempre in più insistente, dal pantano di fango dell’Arena milanese, emergono arcobaleni. I colori degli antipioggia a buon mercato e degli ombrelli. Due bandiere tibetane sul palco lasciato vuoto dal gruppo spalla, i Bat For Lashes, che si popola lentamente di lunghe sonde pendenti dall’alto, di diversa lunghezza. Quando gli strani aggeggi si illuminano di luci tutto passa in secondo piano, perdendo terreno, lasciando spazio finalmente ai pezzi di In Rainbows, inchinandosi alla voce di Thom Yorke e alle note dei Radiohead. “15 Step” ai primi posti della scaletta d’esecuzione in entrambe le serate. Riprese da piccole telecamere, rimbalzano in un grande maxischermo alle spalle del gruppo e in due piccoli rettangoli ai lati del palco, i dettagli delle mani frenetiche sugli strumenti e le facce. Le immagini accompagnano il fluire preciso dei suoni. Lasciando da parte Pablo Honey, oltre alle canzoni dell’ultimo, tutti i dischi contribuiscono alla tracklist con almeno due scelte. Il 17 giugno spiccano “My Iron Lung”, “Lucky”, “Pyramid Song”; il 18 “Just”, “Airbag” e “How disappear completely”. Sembrano propagarsi da un’altra dimensione tra i giochi di luce prodotti dall’illuminazione e rifranti dalle telecamere, le melodie, i ritmi dei Radiohead, nonostante i decibel fin troppo controllati lungo le due ore e passa di concerto. Yorke al di là della voce sembra elettrico, se necessario interrompe “Faust Arp”, per poi riprenderla, pur di ottenere dalla gracchiante security in servizio sotto il palco l’adeguato silenzio. Religioso al contrario per il pubblico, quando il cantante viene lasciato in un cono di luce con la sola chitarra per l’esecuzione di “Exit Music”. Surreale. Eppure non è finita, Jonny Greenwood magheggia come solito e appena conclusa la partita intromette tra gli accordi le voci dei radiocronisti italiani esaltati dalla vittoria della Nazionale sulla Francia. “Idioteque”, preceduta da una straordinaria versione di “You And Whose Army”, occhi negli occhi con il pubblico, chiude l’esibizione del primo giorno. “Paranoid Android” è l’ultimo gioiello della seconda serata e della puntata milanese del tour europeo del gruppo inglese. Prima di mezzanotte è già ora di sfollare, in linea con le raccomandazioni della band sull’utilizzo del trasporto pubblico. Sembra troppo presto e forse lo è, ma si tratta di un’impressione cui la musica dei Radiohead ha abituato da anni.

Edito da Sandro Di Domenico © per il web alle 01:32 | link | commenti (2)
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martedì, 10 giugno 2008
Casal di Principe, addio "Hollywood"

Fino al 22 giugno ogni sabato e domenica saranno in mostra nella villa confiscata al boss dei casalesi Walter Schiavone, i progetti di sei artisti impegnati nella riqualificazione di altrettanti terreni confiscati dallo Stato nell'agro aversano. L'esposizione è stata allestita nel salone della tenuta simbolo, con la sua somiglianza alla residenza di Tony Montana in "Scarface", del potere del clan. Ad Agrorinasce.org, consorzio che riunisce sei diversi Comuni della zona per il rilancio del territorio, si possono richiedere gli inviti per i prossimi due fine settimana. Dopodiché anche "Villa Scarface" cambierà volto e impianto per accogliere un centro di riabilitazione dedicato a sportivi e diversamente abili. 
La storia di "Hollywood", come era chiamata in paese, finisce qui.

Edito da Sandro Di Domenico © per il web alle 09:24 | link | commenti
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mercoledì, 28 maggio 2008
Come eravamo (1973) Pollack

Il melodramma. Io odio il melodramma.
Secondo un vecchio manuale di cinema un melodramma può dirsi iniziato veramente solo con una scena in particolare, in cui gli sguardi dei protagonisti si incrociano. Come eravamo frantuma il riconoscimento iniziale, confondendo quegli occhi, mischiandoli a quelli di tanti altri in un assembramento affollato, dove lui vede lei come per la prima volta. Poi gli sguardi si diradano in buona parte, ma siamo pur sempre in un’aula. In cui lei ascolta le parole di lui lette dal professore e quelle parole le si scolpiscono nel cervello.
Il cervello che non stacca mai, le rimprovera lui quando finalmente si incontrano i loro occhi da soli. Lei abbassa i suoi allora, più di una volta, per poi continuare a fissarlo fintanto durante il resto del film da costringere lui alla fine a guardare a terra e sparire.
Odio i melò.

Edito da Sandro Di Domenico © per il web alle 00:05 | link | commenti (1)
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lunedì, 19 maggio 2008

Clicca sul maggio di De AndréSe capitate davanti a un palco dove il bassista suona pure chitarra e tastiera mentre il chitarrista suona solo e soltanto dando le spalle a tutti, e armeggia tra mixer, effetti.. c’è una seria probabilità siate a un concerto degli Offlaga Disco Pax.
Vabbe’, ora concentratevi sul cantante. Per averne la certezza il cantante ha bisogno di una panza sostanziosa, di armeggiare tra elenchi del telefono, cd, merendine dalle confezioni strane, ma soprattutto di non cantare. Deve recitare piuttosto, e su ogni pezzo dare prima due o tre colpi di testa all’aria come stesse partendo a spaccare  manco fosse un metallaro dai capelli fino al culo. Solo due o tre però. Poi basta.
Se tutto fila potete essere certi di trovarvi al cospetto degli Offlaga Disco Pax from Reggio Emilia, dicevo: Enrico Fontanelli, Daniele Carretti e Max Collini in ordine di superficiale descrizione. Socialismo tascabile, ricordi e memorie di comunismo (inconsciamente certo e comunque per forza anche catto-) andato tra Kappler, Lenin, Sotomayor, fascismi e ideologia, ma prima di tutto storie. Schiette, divertenti, musica finalmente decente senza cazzeggi eccessivi o sbavature. Perfezioni. Noie innecessarie pure. Eh. Quando hai sempre lo stesso tono di voce e fai le stesse pause tra due parole decisive a fine paragrafo, capita anche che tra chi ti ascolta inizino a fioccare le imitazioni con diffusi “passami la birra.. ..PERPIA-CERE!” tra una canzone e l’altra e irriverenti “andiamo a salutarli parlando tutti così?” a fine concerto peraltro applaudito con calore e comunemente apprezzato. A partire dai conoscenti della sola Robespierre, ai meno peggio conoscenti, ai tuttologi degli ODP. Disponibili con autografi e proprie produzioni, a prezzo politico (ovvio) e grazie diffusi (la gente perbene si sa distinguere).
Bando alle ciance. Pezzi forti del menù:
 
Tono metallico standard
Dove ho messo la golf?
Kappler
 
La classifca di gradimento è sparsa. Più probabilmente o inversa.

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mercoledì, 14 maggio 2008
The Accidental Tourist

I'm beginning to think it's not
just how much you love someone.
Maybe what matters is..
..who you are when you're with them.

Edito da Sandro Di Domenico © per il web alle 00:27 | link | commenti
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