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Dear Sir or Madam,
will you read my book?
It took me years to write,
will you take a look?
It's based on a novel by a man
named Lear
And I need a job, so I want to be a paperback writer,
Paperback writer.

It's the dirty story of a dirty man
And his clinging wife
doesn't understand.
His son is working for the Daily Mail,
It's a steady job but he wants to be a paperback writer,
Paperback writer.

Paperback writer

It's a thousand pages,
give or take a few,
I'll be writing more in a week or two.
I can make it longer
if you like the style,
I can change it round and I want to be a paperback writer,
Paperback writer.

If you really like it
you can have the rights,
It could make a million
for you overnight.
If you must return it,
you can send it here
But I need a break and I want to be a paperback writer,
Paperback writer.

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lunedì, 07 luglio 2008
Luci a Poggioreale

Le immagini delle corse clandestine che si corrono ogni sabato nell'immediata vicinanza della stazione di Napoli. A due passi dal Centro direzionale e dal cimitero di Poggioreale, in via De Roberto. Cavalli lanciati in mezzo a cortei di motorini, tra urla e clacson a folle velocità per oltre un chilometro. Un chilometro di strada groviera, asfalto coi buchi.
A volte i calessi tornano indietro e ripartono, altre volte continuano pericolosamente la sgroppata in stradine ancora più strette mettendo a rischio l'incolumità dei passanti.

NB. Se non hai chiesto un invito dalle pagine di Youtube per la visione, il video inserito in questa pagina risulterà irreperibile. Puoi sempre richiedere il libero accesso ai video se hai un account Youtube, segnalando l'utente "SandroDiDomenico" come amico. Altrimenti, più semplicemente, per i video venduti e pubblicati dal CorriereDelMezzogiorno(.it) ti basterà seguire i link apposti all'interno degli articoli o leggere più assiduamente il giornale online :)

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domenica, 25 maggio 2008
Roberto Saviano, un inquilino scomodo

Lasciano riflettere le resistenze opposte da proprietari e condomini alla richiesta di locazione di un appartamento a Napoli, quartiere Vomero, da parte di un'agenzia immobiliare per conto di Roberto Saviano.
"Bravissimo", "coraggioso come pochi", "un esempio", "ce ne fossero...". Sono questi i giudizi dei napoletani sul giornalista e scrittore, autore del best-seller "Gomorra" e del film in concorso al Festival di Cannes per la regia di Matteo Garrone.
Lo hanno conosciuto divorando il suo libro o dopo averne apprezzato in televisione e sui giornali le parole di denuncia sull'impero economico malavitoso dei clan, eppure alla domanda a bruciapelo: "E se domani Saviano venisse ad abitare sul suo pianerottolo?", tutti tradiscono una reazione emotiva.
Si distingue il coraggio dei giovani e la fermezza di pochi, dove per lo più serpeggia celata, ma non troppo, la paura.
La
video-inchiesta composta e pubblicata per il CorriereDelMezzogiorno.it sull'argomento.

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giovedì, 15 maggio 2008
Napoli, una vita da turista

Il Maggio dei Monumenti. Maggio è un mese cruciale per il settore turistico napoletano: il clima mite, le lunghe giornate assolate e le iniziative garantite dal tradizionale “Maggio dei Monumenti” fungono da richiamo per i visitatori, la cui presenza (o assenza) fornisce anche il polso della situazione per la stagione estiva dietro l’angolo. Le notizie relative all’emergenza rifiuti e all’allarme diossina, riprese dai media di tutto il mondo, hanno inferto quest’anno un duro colpo all’immagine di Napoli, ma i servizi offerti ricompensano i turisti che vincono questi timori?

Una vita da turista. Solo immedesimarsi nei panni di un ospite qualunque, in una giornata qualunque del capoluogo partenopeo, può suggerire una risposta. E i risultati della nostra indagine tra sportelli informativi, strade, trasporti pubblici, pulizia e sicurezza, sono contrastanti e sorprendenti. Ad esempio, delimitando l’area di osservazione al centro città quello dei rifiuti si rivela l’ultimo dei problemi di un turista. Piuttosto, nel bel mezzo della Stazione Centrale, lo sportello della Regione Campania per le informazioni e la vendita della “Campania Artecard” che serve ad “accedere, senza file, ai principali musei e siti archeologici della Regione” è colpevolmente vuoto durante l’orario di apertura. Per informazioni sul “Maggio dei Monumenti”, l’evento del mese, con un cartello scritto a mano nella sola lingua italiana, si rimanda altrove.



Azienda napoletana mobilità. All’esterno della stazione di piazza Garibaldi, c’è poi il capolinea dei mezzi pubblici dell’Anm. Qui proviamo a chiedere, sempre in italiano, in modo da non complicare le cose, un programma con gli orari dei pullman per essere facilitati negli spostamenti in centro: non esiste niente di simile. Ci dicono che le partenze degli autobus variano ogni giorno e dovremmo compilare una richiesta scritta per provare ad averne uno. In questo caso è il sito web dell’azienda a venire in soccorso ai turisti. All’indirizzo internet www.anm.it, difatti, sono segnalate quanto meno le frequenze di passaggio e gli itinerari di ogni linea. Resta da chiedersi perché non esista una versione cartacea in distribuzione al capolinea, magari in formato tascabile, mentre risulta apprezzabile la completezza di informazione a disposizione tra le pensiline digitalizzate del centro. I tempi di arrivo dei mezzi e il dettaglio delle fermate di ogni linea, dove non siano stati strappati o scarabocchiati, rivelano la loro efficacia.

Puntualità dei servizi. A questo punto resta da considerare il nodo cruciale della puntualità del trasporto pubblico nelle vie caotiche e trafficate del centro. Cronometriamo quindi l’assiduità con cui un pullman come l’R2 e un tram come l’1, in servizio in punti critici della città quali corso Umberto, piazza Municipio, via Marina e piazza Vittoria, arrivano alle fermate. Teniamo il tempo sia nelle vicinanze del capolinea sia a metà percorso perché il test sia veramente probante e confrontiamo i risultati con la frequenza indicata dalle tabelle ufficiali dell’Anm per le due linee. In un giorno feriale è previsto il passaggio di un mezzo ogni sette minuti ed è esattamente quello che accade, con qualche leggero anticipo sui tempi per l’R2 e qualche leggero ritardo per l’1. Il problema reale per i passeggeri è rappresentato in realtà dall’eccessivo affollamento, causa di discussioni e condizioni di viaggio sempre più disagevoli con l’aumento della temperatura e circostanza favorevole alle losche manovre dei borseggiatori. Si tenta di ovviare ravvicinando la partenza di due o più veicoli con l’unica conseguenza che al riempimento del primo faccia da contraltare la desolazione degli altri.

Attraversamenti pedonali pericolosi. Proviamo allora a tralasciare autobus e tram e a incamminarci a piedi verso corso Umberto. Colpisce subito l’assenza di sicurezza negli attraversamenti pedonali. Macchine e motorini, camion, mezzi pubblici attraversano le strisce bianche con autorità, i semafori segnalano un giallo intermittente talvolta: quando non sono spenti o del tutto assenti. Tutto ciò concorre a creare la percezione di caos e insicurezza nel turista e proprio il Rettifilo ne è una dimostrazione esemplare. Soprattutto a favore di chi è in visita di piacere, indeciso sul percorso da seguire, dovrebbe essere facilitato il passaggio da una parte all’altra della larga via composta da tre carreggiate e in particolare due corsie preferenziali dove sfrecciano veicoli di ogni tipo. Però i semafori sono spenti, oppure non ci sono, oppure ancora sono stati rimossi e vi rimane solo il palo giallo di supporto con tanto di pulsante della chiamata pedonale. Al visitatore che ha il coraggio di attraversare la strada resta invece il torcicollo, oltre lo spavento. E dire che all’altezza dell’Università e di via Depretis i semafori ci sono, funzionano e vengono rispettati. Come pure all’incrocio con via Medina e via Monteoliveto dove tuttavia chi attraversa, quando non è ostacolato da inspiegabili quanto fastidiose barriere architettoniche, deve fare fede sul semaforo rivolto ai veicoli, perché quello rivolto ai pedoni manca.

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venerdì, 11 aprile 2008
Lezione alla Sapienza di Storia del giornalismo per la cattedra retta dalla prof.ssa Paola Salvatori

Editori puri e giornali. "L'Espresso" di Carlo Caracciolo dal 1957 al 1974.

Una lezione in cui si è parlato anche di:

Dopoguerra
Scenario politico italiano e internazionale
Proprietà e tirature dei giornali
Formato e prezzo di vendita di quotidiani e settimanali
Arrigo Benedetti, Eugenio Scalfari e Camilla Cederna
La strage di piazza Fontana e gli scoop dimenticati sul golpe Borghese
Strategia della tensione
L'attendibilità delle fonti istituzionali
Commissione stragi

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venerdì, 28 marzo 2008
San Giorgio a Cremano, città "contromano"

Infrazioni reiterate e continue al codice della strada per circolazione contromano, ecco cosa accade con disarmante facilità e naturalezza in alcune strade alla periferia est di Napoli, a San Giorgio a Cremano. Basta un semplice calcolo per fornire un indice di frequenza delle violazioni ai sensi vietati imposti dalla segnaletica sul territorio di questo Comune vesuviano grande poco più di quattro chilometri quadrati e abitato da più di 11 mila persone per ognuno di questi: dividere i contromano per il tempo di osservazione. Il risultato, documentato con una piccola videocamera, supera in alcune strade il veicolo al minuto e si tratta naturalmente di un indice di rischio. In parole povere e arrotondando per difetto i dati, una volta al minuto, due veicoli che non dovrebbero, si trovano invece improvvisamente l’uno di fronte all’altro, siano essi motorini, moto, macchine, carrette o persino pullman.
Entrando nello specifico a via Mazzini, poco distante dal centro cittadino in direzione Barra, più di una macchina al minuto e almeno un motorino ogni dieci imbocca da via San Martino lo stretto viottolo, supera un chiaro segnale di senso vietato e percorre almeno un centinaio di metri di strada opponendosi al senso di marcia vigente prima di arrivare all’ingresso di un complesso abitato e almeno 200 prima di ritrovarsi di nuovo nel corretto verso di guida. L’indice di infrazioni al minuto è pari a 1.12 in via Mazzini.
Spostando il punto di osservazione alla fine di via Manzoni verso l’allaccio autostradale dove la denominazione cambia in via Bartolo Longo, uno snodo principale per chi va e viene dalla città, i numeri non cambiano e contribuiscono a ogni ora del giorno a ingrossare il traffico dell’importante arteria stradale che attraversa, talvolta paralizza, il Comune vesuviano. Qui una semplice manovra di svolta a senso unico in via Tufarelli è resa difficoltosa dalle macchine che proprio da via Tufarelli invece di utilizzare la parallela, via Mormone, si arrischiano con regolarità in un contromano segnalato con largo anticipo da ben due cartelli. I veicoli si incrociano in un territorio che geograficamente appartiene al Comune di Napoli, tuttavia il divieto imposto parte sul territorio di San Giorgio a Cremano in via Tufarelli, dove il nostro indice di illegalità se possibile aumenta ancora e si possono osservare 1.65 infrazioni al minuto.
Potremmo considerarli due casi isolati, purtroppo a San Giorgio perfino nella piazza principale della città intitolata a Massimo Troisi, il concittadino di maggior prestigio, a pochi passi dalla circumvesuviana, macchine e motorini effettuano in uscita dal parcheggio della stazione e dal viale della Ferrovia un contromano più breve, ma più complicato e pericoloso incrociando ben due flussi di traffico pur di immettersi nella carreggiata opposta su via don Morosini ed evitare un noioso percorso alternativo. L’indice scende verticalmente a 0,19 infrazioni al minuto e aumenta la concentrazione di motoveicoli rispetto agli autoveicoli, restano però due contromano ogni dieci minuti con l’aggravante in questo caso di coinvolgere carreggiate separate. Il codice della strada prevede la decurtazione di quattro punti dalla patente per un contromano generico e dieci, più del doppio, in questo caso. Non solo, anche le pene pecuniarie raddoppiano: il minimo da 137.55 a 270.90 euro e il massimo da 550.20 a 1083.60 euro.
Nel riportare in Comune i dati relativi all’osservazione delle continue infrazioni, Francesco Saverio Barone, assessore alla sicurezza urbana della giunta di centrosinistra guidata da Domenico Giorgiano e in carica dallo scorso maggio si dimostra a conoscenza dei problemi attuali del dispositivo di circolazione del traffico cittadino, ammettendone le carenze: "Il piano di traffico è fermo, non viene approvato da dieci anni. L’abbiamo messo in agenda, ho chiesto di inserire in bilancio un nuovo piano. Ce n’è bisogno e c’è bisogno di una sua approvazione, è una delle nostre priorità”. Entrando nel merito l’assessore assicura per piazza Troisi “la massima attenzione in quanto cuore della città con la sua stazione”, riguardo via Mazzini informa di aver fatto richiesta per l’installazione di un semaforo quattro mesi fa e si impegna a sollecitare maggiore sorveglianza alle infrazioni al senso unico di via Tufarelli fin quando il nuovo piano traffico non ne deciderà il destino. Barone invita quindi i cittadini “a denunciare tali comportamenti. La sicurezza è insufficiente al momento, ma fa parte degli obiettivi del sindaco migliorarla, il problema è che questa amministrazione è stata bloccata dall’emergenza rifiuti, per questo chiedo anche la collaborazione di tutti e della cittadinanza”.

L'insufficienza dei controlli e l'irriguardo di alcuni cittadini rendono le cifre un mero esercizio matematico, occorrono le immagini per capire la pericolosità di una circolazione stradale troppo frequentemente fuorilegge.

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mercoledì, 04 aprile 2007
La percezione di sé della donna afroamericana pt. III

Nel frattempo le nuove possibilità fornite dalla tecnologia di far viaggiare pensieri e idee, manoscritti come pure voci e musiche ormai in quasi tutto il mondo, alla vigilia della seconda guerra mondiale, spalancarono prospettive prima impensabili per il movimento culturale afroamericano. Si aprirono scenari nuovi e nuove possibilità di confronto.
Durante la seconda guerra mondiale gli afroamericani tornarono in Europa, alcuni conobbero il Giappone e altri compirono un viaggio di ritorno, pagato proprio dallo Stato ex schiavista, per l’Africa. Il ritorno alle origini ebbe non poche conseguenze sulla coscienza degli afroamericani riportati nel continente al quale erano stati strappati secoli prima, molti di essi erano stati ben informati, rispetto ai soldati bianchi, dalla stampa di colore, della guerra di spartizione per l’influenza sul continente nero che si svolgeva parallelamente al secondo conflitto mondiale.
Di cruciale importanza fu pure il secondo dopoguerra, in cui si fecero conoscere tre importanti movimenti politici afroamericani. The Southern Christian Leadership Conference (1957) vide l’emergere di una figura carismatica come Martin Luther King, i cui discorsi e le cui idee, ispirate da Gandhi, di protesta non-violenta portarono, il Congresso americano a dedicare la giusta attenzione al Civil Rights Movement e quindi all’adozione del Civil Rights Bill (1964), con cui ogni tipo di discriminazione umana, non solo razziale, veniva superata e abolita dalla legislazione statunitense. Del resto la crescita contestuale del movimento The Nation of Islam e la nascita del Black Panther Party nel ’66, testimoniano come fosse ancora lunga la strada da percorrere per gli afroamericani verso l’integrazione.
The Nation of Islam intendeva creare una comunità nera di ispirazione islamica, coesa, orgogliosa come una nazione e del tutto autonoma all’interno degli States. Il fondatore Elijah Muhammad fu presto superato per fama da uno dei suoi “ministri”, Malcom Little: Malcom X. Come quella di Martin Luther King anche la figura di Malcom X era quasi magnetica, così i suoi modi e la sua intelligenza portarono in auge una nuova immagine dell’uomo di colore, mentre la donna nera non veniva più posta in secondo piano, ma definitivamente assegnata a un ruolo del tutto servile rispetto all’uomo, come teorizzato chiaramente anche dai fondatori del Black Panther Party. Differenti rispetto alla Nation of Islam in quanto laici e progressisti, per i fondatori Seale e Newton (che idearono per primi i concetti di black power per una black nation), le donne nere nelle posizioni di potere, più in vista, potevano essere solamente pericolose. Dal momento che prima della tratta degli schiavi la società africana era basata su una tradizione patriarcale qualunque posizione di potere raggiunta da una donna afroamericana sarebbe stata da considerarsi una diretta conseguenza del razzismo e dello schiavismo bianco, quindi inaccettabile. Benché The Black Panther Party fosse composto in ugual numero da donne e uomini, solo alcune di esse provarono a superare questo tabù.
Una di queste fu Angela Davis, attivista nata nel 1944 a Birmingham in Alabama, in un quartiere segnato dalla difficile convivenza razziale. Ispirata da idee socialiste e comuniste studiò in Europa seguendo le lezioni di Adorno per poi tornare negli Stati Uniti negli anni ’60 e prendere parte al Civil Rights Movement, assumendo un ruolo non secondario tra le fila del Partito Comunista. Fu quindi collegata all’omicidio del giudice Harold Haley, responsabilità delle Black Panthers e condannata a una dura detenzione in carcere, dietro le cui sbarre la Davis scriverà importanti pagine di opposizione. Angela di John Lennon e Yoko Ono, come pure Black Angel dei Rolling Stones ne denunceranno la prigionia. Scagionata, una volta libera, si è concentrata sul problema delle carceri, delle ingiuste detenzioni di afroamericani per motivazioni sociali o razziali e oggi insegna all’Università della California, dove dirige pure un Women Institute, continuando le sue lotte (denunciando tra l’altro la degenerazione fondamentalista del movimento The Nation of Islam).
Altrettanto controversa la vicenda umana di Assata Shakur, nata Joanne Deborah Byron Chesimard, nel 1947 a New York. Attivista politica e membro del Black Panther Party, nel ’73 dopo aver lasciato il partito ed essere diventata membro del Black Liberation Army fu fermata insieme a due membri delle pantere nere da due poliziotti in autostrada. Seguì una sparatoria secondo la polizia cominciata proprio da Assata Shakur, nella quale morì uno dei suoi compagni e rimasero feriti i due poliziotti, uno a morte. Sei processi la condannarono nonostante la sua difesa avesse insistito su una menomazione al braccio che le avrebbe reso impossibile sparare. Fu giudicata colpevole anche della morte del suo compagno e rinchiusa in carcere. Nel 1979 un’azione armata del Black Liberation Army la liberò e la Shakur dopo aver vissuto da fuggitiva per un certo periodo di tempo decise di riparare a Cuba, dove chiese asilo politico mentre per la sua liberazione venivano condannati il fratello Mutulu Shakur e Silvia Baraldini.
Da Cuba Assata Shakur ha continuato a proclamarsi innocente, denunciando per contro le sevizie e i maltrattamenti subiti nelle carceri americane. Ha scritto nel 1987 Assata: an autobiography e nel 2005 il suo nome è stato aggiunto alla lista dei terroristi interni dell’FBI con una ricompensa di “un milione di dollari per l'aiuto al suo arresto”.
Oggi, al di là dei casi particolari, la crescita di coscienza nera e l’interesse per la diaspora africana delle donne, femministe e no, e dei gay, attivisti o meno, moltiplica all’interno della comunità afroamericana il dibattito sulla identità dei neri d’America. Un dibattito che si evolve grazie ai contributi sempre nuovi che la cultura nelle forme d’arte e in quelle letterarie propone.

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sabato, 31 marzo 2007
La percezione di sé della donna afroamericana pt. II

Le donne di colore si può a ben ragione dire fossero tra le più attive, anche più degli uomini, politicamente, tra la metà dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. E gli scritti teorici (non solo i romanzi e le novelle) della Harper, come di Ida Wells e Pauline Hopkins mantengono in ruoli paritari i rapporti tra uomini e donne nere, rispetto a quelli degli scrittori e leader politici afroamericani maschi dei primi anni del nuovo secolo. Du Bois, il leader succeduto a Booker T. Washington, con molti altri attivisti afroamericani comincerà invece ad esaltare la fierezza dell’uomo nero, lasciando la donna nell’ombra, mettendola in secondo piano. Come se quel distinguo che l’uomo bianco aveva sempre esercitato, elevandosi al di sopra delle razze, si fosse riprodotto, contagioso, in un dislivello fra i sessi, nella comunità afroamericana stessa.
Ida Wells spese la sua vita intera lottando fermamente contro le discriminazioni. Era solo una giovane educatrice quando fu fisicamente fatta scendere da un treno per non aver voluto cedere il proprio posto a un uomo bianco, cambiando carrozza. La causa legale, che ebbe un certo risalto, contro le ferrovie, prima vinta e poi persa in appello, fu il primo passo di un fervente attivismo. Diventò giornalista, editrice e comproprietaria di un giornale nero: The Free Speech and Headlight, conquistandosi una grande notorietà per i suoi editoriali sul trattamento riservato ai neri dalla società americana.
Anche Pauline Hopkins nata nel 1859 ed educata nelle scuole pubbliche di Boston divenne una giornalista, ma soprattutto una scrittrice. A soli vent’anni completò Slaves’ Escape, la sua prima storia. Come la Wells fu pure editrice di una rivista, The Colored American Magazin: “The first significant Afro-American journal to emerge in the twentieth century". Autrice di uno dei primissimi discorsi della Global African Community continuò a scrivere fino alla morte, avvenuta negli anni ’30.
Ad ogni modo la Wells, la Hopkins e la Harper, scrittrici e intellettuali, si rivelarono attiviste politiche di non poco conto, lavorando duramente per il diritto al voto delle donne e degli uomini di colore, ma anche per l’istituzione di una legge contro i linciaggi. Complici della creazione del Black Women’s Club Movement favorirono inoltre l’apertura di librerie, college e scuole per afroamericani.
A rendere superflua qualsiasi speculazione più approfondita sul ruolo della donna nella comunità afroamericana venne la guerra. La prima guerra mondiale indusse profondi cambiamenti nella percezione di se stessi dei neri d’America. Erano stati trattati finalmente da esseri umani a tutti gli effetti, in Europa e, avendo rischiato la vita per gli Stati Uniti, contavano di essersi guadagnati profondo rispetto anche in patria.
Poco si sa dell’esperienza delle donne che furono coinvolte in prima persona o trasversalmente dai fatti della prima, come della seconda guerra mondiale. Si sa per certo che negli anni successivi al primo conflitto si scatenarono nuove paure dell’altro e del nero soprattutto, il Ku Klux Klan visse il suo periodo d’oro dando fondo alle teorie di Marcus Garvey, intellettuale e attivista caraibico secondo cui i bianchi non avrebbero mai accettato uomini e donne nere come propri pari.
Anche Zora Neale Hurston ne era convinta, antropologa e scrittrice, protagonista tra gli altri del movimento culturale più che politico Harlem Rinaissance. L’Harlem Renaissance testimonierà fino al 1939 una rinnovata e più diffusa attenzione fra gli afroamericani alla propria storia e cultura, un’attenzione tale che finì per influenzare, ispirandoli, i neri d’Africa, Europa e dei Caraibi.
Zora Neale Hurston in Her eyes were watching God, il suo romanzo più famoso, compirà ad ogni modo il primo consapevole tentativo di sovvertire il regime patriarcale della comunità nera per dare più voce alle donne di colore. Nata nel 1891 la Hurston, seppur con grandi difficoltà, fu una delle prime donne nere a frequentare tra il 1924 e il 1928 Università (la Howard University a Washington) e College (il Barnard College a New York).

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