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Ancora un weekend, più o meno, e ci risiamo.
Nel frattempo calpestare secondi con leggerezza e a ritmo di marcia per propiziare il cambio della guardia imminente. On-off-on-off.

Pedalare qualcosa del genere, non sfondarsi il cranio e poterlo raccontare.
Tutti gli ingredienti di una vita di successo.

I'm beginning to think it's not
just how much you love someone.
Maybe what matters is..
..who you are when you're with them.
sul serio, intendo..
Ognuno ha i suoi bambini da crescere, i suoi sogni da nutrire. Niente in contrario, anzi (e pure se fosse io non sarei capace di impedirlo). Allora cosa?
Niente. Solo sentire il corpo che tira, respirare e scegliere la prossima direzione.
Dietro le righe stare qui e non prendere appuntamento e vedersi con quel pensiero ritardoioallafineritardisempretu ha il suo che di strano.
Mi chiedevo perché nessuno tranne me ti notasse tra la gente, nella strada affollata dei pomeriggi in centro, fin quando un giorno, infine, in ritardo al solito appuntamento arrivai sul serio, trovandoti appoggiata al vaso di cemento di una grossa pianta con le foglie che ti avvolgevano, quella lunga giacca nera chiusa fino ai piedi e il cappuccio fin sopra gli occhi. Una delle tante volte in cui mi illusi stessi ancora aspettando me dopo tutti quegli anni.
Se dopotutto intendo rivederti oggi? È vero, mi permetto un giro nel tuo negozio preferito in periodo di saldi. Ti cerco tra tutte quelle ragazzine per dirti: “Allora? Dove eravamo rimasti?”, e poi ridere, e poi vorrei vedessi le altre guardarmi gelosa, però sta tutto lì.
La prossima direzione è ancora una volta lontano da te, ma senza commettere il reato di perdermi questi pensieri.

Elemento: Acqua
Radice: Positiva
Sarà il tempo passato e gli ultimi voli, il Terzani che mi sto leggendo o il cielo tendenzialmente incavolato, ma oggi non mi sembra un gran bel giorno per volare.
Questi però non ammettono rinvii o scuse.
Eppoi così la parola "parto" acquista significato.
Oggi ho portato a incorniciare la locandina de Il buono, il brutto e il cattivo. Dopo essermi chiesto per giorni a chi potessi affidare il tubo che custodiva l’opera ho scelto il corniciaio del paese: Savino. Il negozio, purtroppo, ospita da anni al suo interno anche la negoziante più antipatica del paese, tra i motivi dei miei dubbi iniziali. Fortunatamente oggi, la “signora” Savino era affiancata da un uomo interessato a Sergio Leone e sorpreso di scoprire che l’attore interprete del cattivo del film era Lee van Cleef, come scritto sulla locandina.
- Volontè faceva la parte del cattivo in Per un pugno di dollari, gli dico.
E chiacchierando con lui, tra gli sbuffi e le occhiate truci della signora scelgo anche la cornice, lascio un anticipo e racconto brevemente al buon uomo un po’ della mia storia.
L’anno scorso era aprile quando conobbi un altro corniciaio, nome e indirizzo li ho ancora appuntati in agenda, altro pensiero ad agitare i miei dubbi di oggi. Quel corniciaio si chiamava Vincenzo Schiattarella, la sua bottega e le sue cornici però, si trovavano dall’altra parte di Napoli.
La scorsa primavera abitavo a Roma. Avanti e indietro dall’università quasi sempre a piedi. All’andata palazzi e vecchietti, bar, piazzale, negozietti e nell’ultimo tratto di strada bancarelle in salita, nei pressi della città universitaria della Sapienza. Banchi di libri e film per lo più. Un giorno, tornando a casa di corsa, infagottato fin troppo per l’aria primaverile e incalzato da un treno in partenza, un’immagine mi colpì all’improvviso. Una ballerina con la testa china, sdraiata e in tutù, nel disegno di una tela in vendita da un mercante di strada apparso d’improvviso, come il caldo che mi aveva avvolto d’un tratto.
Nella strada in discesa, superato lo choc e ormai tra i soliti banchi di film e libri, digerivo quell’immagine e mi costrinsi alla fine, pur nella fretta, a tornare indietro e comprarla. Mi ricordava una ragazza che mi stava a cuore. Quella ragazza in tutù era lei, così, di un colpo sulla strada spianata, in discesa verso casa e quel pezzo d’anima ritratto gliel’avrei restituito per il compleanno, a distanza di poche settimane, a fine aprile.
Riuscii a prendere il treno e riposi quel disegno in un armadio di casa mia a Napoli. Poi mi informai parlando con lei e le sorelle, che dipingevano abitualmente, sulla presenza di corniciai vicino casa loro, riuscendo facilmente a ottenere il recapito di Schiattarella.
Non ci andai subito, come detto abitavo a Roma, dove dovetti tornare preso tra corsi ed esami.. del resto anche allora avevo i miei dubbi sul corniciaio giusto per me. Eppure il compleanno della ragazza in tutù si avvicinava e io dovevo far sì che incontrasse in tempo la mia amica.
Anche se in realtà non avrei dovuto, presi un treno e ritornai a Napoli, liberai il disegno dall’armadio in cui l’avevo riposto e mi infilai in macchina. Guidai fin sotto casa di lei, senza dirglielo, senza passare a salutarla, senza chiamarla e trovai Vincenzo Schiattarella poco distante.
Ricordo la sua bottega con piacere. Il disordine ordinato in cui lo incontrai. Eravamo soli, separati da un grosso tavolone da lavoro sistemato subito all’entrata. Cornici appese, altre incartate a terra tutto intorno. Ci salutammo e chiacchierammo senza un motivo preciso, parlando d’altro dall’unica ragione che ci aveva fatto conoscere.
Si era appena fatto vivo in bottega, per ritirare un lavoro, un signore che gliel’aveva commissionato più di un anno prima.
- Io incarto i lavori finiti e li sistemo qua a terra, e’bberite? Ma più di un anno nun c’ ‘e lascio. Metto a posto e li butto, li metto via. Chist’ stev’ ancora cca.. è stato furtunat’ ‘o signore.
Sorridevo, anche perché ancora non gli avevo detto che avrei pagato in anticipo e che il disegno che gli stavo per mostrare non sarei mai più passato a ritirarlo.
Era l’ultima volta che vedevo la ragazza in tutù. Ma gli spiegai tutto solo dopo aver srotolato il solito tubo. Dopo che, una volta steso il disegno, Schiattarella ebbe sistemato quattro pesetti in corrispondenza degli angoli per mantenerlo, cosicché lui stesso potè vederlo e giudicarlo prima di scegliere insieme la cornice più adatta.
Pagai Schiattarella allora, in anticipo. Mi chiese un nome e un cognome chinandosi un po’ goffo sul tavolo da lavoro per compilare una ricevuta. Riuscì a guardarmi lo stesso negli occhi e io, che pur alle bugie non sono avvezzo, guardandolo negli occhi gli feci nome e cognome di un cantante che accomunava me e quella ragazza, con grande naturalezza, senza batter ciglio.
Lo salutai e gli dissi che non avrebbe potuto comunque sbagliare, con quel nome sulla bocca e solo quello sarebbe passata a ritirare il suo lavoro la ballerina con la testa china, sdraiata e in tutù che ci poteva vedere dentro. Uscii conservando tra le mani l’elastico con cui il disegno era rimasto arrotolato a mo’ di tubo e tornai a Roma.
Il giorno prima del suo compleanno spedii un bigliettino a quella ragazza, lo imbustai con i miei auguri, un fermacapelli che sapevo desiderava da tempo ricevere in dono e il nome del nostro cantante da fare a Vincenzo Schiattarella.
Oggi non so dove l’ho messo, ma l’elastico è tutto ciò che mi rimane di questa storia. L’elastico e i dubbi su quale sia, dopotutto, il mio corniciaio di fiducia.